La storia dei canederli, un piatto tipico del trentino

I canederli burro e salvia sono uno dei piatti della tradizione culinaria trentina che serviamo a Villa Giosi. Apprezzati soprattutto in autunno e in inverno, per la loro carica di energia, i canederli sono un ottimo piatto da gustare sia a pranzo che a cena.

Ma come nasce la ricetta dei canederli?

La leggenda dei canederli

La leggenda racconta che un giorno un gruppo di Lanzichenecchi giunse in un maso altoatesino. Il comandante, vedendo le sue truppe affamate, minacciò di incendiare il maso e la casa se gli abitanti del luogo non avessero provveduto a dare loro qualcosa da mangiare.

La contadina del maso, con le sue ragazze, si mise al lavoro. Radunò sul tavolo della cucina tutto quello che c’era da mangiare in casa: pane vecchio, cipolle, alcune uova, un po’ di speck, del burro e della farina.

E a quel punto, la contadina e le sue ragazze diedero sfogo alla loro fantasia.

Tagliarono il pane in piccoli pezzetti e vi aggiunsero un po’ di erbette dal giardino, tagliate sottili. Poi amalgamarono tutto in un’unica pasta, aggiunsero il sale, formarono delle palle e le buttarono nell’acqua bollente salata.

A quel punto, la contadina servì ai Lanzichenecchi affamati le scodelle piene di queste palle. Il piatto fu davvero appetitoso e apprezzato dai soldati. Ne mangiarono così tante e ne furono così sazi che dopo cena caddero in un sonno profondo.

Una delle tante varianti di canederli, con burro e salvia

“Queste palle di cannone stenderebbero anche l’uomo più arrabbiato” disse il comandante meravigliato, offrendo alla contadina un paio di monete d’oro come ricompensa, prima di congedarsi con le sue truppe.

Erano appena nati i canederli.

Il nome canederli nasce dalla trasposizione del termine tedesco knödel, da “knot”, che sta per “grumo” o “grosso gnocco”.

I canederli raffigurati… negli affreschi!

Un’altra curiosità legata al piatto dei canederli è legato all’arte. Questo piatto è rappresentato in un dipinto che fa parte di un ciclo di affreschi all’interno della cappella del castello di Hocheppan, vicino a Bolzano. Il dipinto risale all’anno 1180.

Un particolare di questi affreschi mostra la vergine partoriente. La balia è in cucina e controlla la pentola nella quale cuociono cinque canederli. Altro particolare, con la mano destra ne infilza uno con la forchetta e fa il gesto di assaggiarlo. Ecco dunque che qui, nel castello di Hocheppan, ci imbattiamo nella prima e più antica rappresentazione dei canederli.

Oggi i canederli esistono in diverse versioni. A Villa Giosi potete assaggiare la ricetta più tradizionale, i canederli di speck al burro e salvia. Che dire? Non vi resta che provarli! Buon appetito.